martedì 22 febbraio 2011

Sulle macerie di Colle Arpea

È finita. La dolorosa vicenda dei cani di Rieti è finalmente finita. Ma ha portato con sé una tale scia di vittime innocenti, di fratelli sfortunati a cui è stata negata ogni dignità, che davvero non si riesce a gioire. Elisabetta Gregori ed Ezio Calbucci del Rifugio del Prick e dell'Ulmo, Laura Fabbri di Adozioni cani solo i più noti dei tanti “eroi” che in questi anni hanno lottato perché sul canile di Rieti non si spegnessero mai i riflettori. Con loro, l’Associazione Canili Lazio, la Lav e pochi altri indomabili.
Oggi 12 febbraio 2011 alle 19.34 l’ultimo cane di Rieti è giunto in salvo: sembra tratto dal diario di un naufrago questo scarno comunicato con il quale Elisabetta annota l'epilogo del calvario. Questa è la fine di una battaglia iniziata il 15 gennaio 2004 da tre "cerini”, come scherzosamente ci definivamo all'epoca, che volevano bruciare una foresta "massonica” di cui nessuno poteva immaginare la vastità. Non mi dilungo, l’intera pagina è leggibile qui, aggiungo solo che l’epilogo odierno non cancella l’amarezza: si è chiuso un lager, se ne chiuderanno spero altri, ma non si vuol mettere mano al perverso meccanismo che alimenta il business dei cani vaganti sul territorio. La dolorosa vicenda del canile Tecnovett è una, ma emblematica di tante. Per chi non conoscesse l'intera storia, questo post la riassume.
In Italia la legge 281/91 affida la gestione di canili e gattili ai Comuni. Purtroppo però molte volte questi trovano più conveniente, e meno “brigoso” stipulare convenzioni con privati: e qui si innesta la tragedia. Perché i privati che partecipano al bando (quando il bando c’è…), non è scontato che siano pure etici, non è richiesto che siano quanto meno animalisti: partecipano per l’appunto in quanto impresa privata che si aggiudica un appalto. Le amministrazioni comunali erogano ai gestori una cifra attorno ai 5-6 euro giornalieri per cane: ovvio dunque che alla struttura convenga avere più cani possibile (il chè comporta che le singole gabbie si affollano sempre più, le condizioni nervose dell’animale peggiorano e per corto circuito diventa ancor più difficile farlo adottare…); risparmiare sulla loro alimentazione, sulle visite mediche e le cure anche minimali (in molti di questi lager non esiste un ambulatorio veterinario, non c’era neppure a Rieti) e non impegnarsi minimamente a favorire le adozioni: in molte di queste strutture l’azione dei volontari è palesemente ostacolata, e non sempre con le buone maniere. Chiude il cerchio la scarsissima applicazione del corollario indispensabile di quella legge: le sterilizzazioni, che sarebbero l’unica strada per limitare quanto possibile il fenomeno del randagismo.
Oggi l’Italia è attanagliata da una crisi economica che riduce al minimo le possibilità di intervenire sulla qualità delle vite: anche su quelle umane, figuriamoci quelle animali. A mio vedere non è solo economica la crisi: c’è una lacerazione profonda del sentire sociale, dell’interesse per gli ultimi, del prendersene cura. I volontari che in tutti questi anni si sono occupati di Rieti sono persone davvero speciali: irriducibili a qualsiasi compromesso, infaticabili nel pretendere giustizia, ostinati nel cercare una soluzione al dramma dei reclusi. Mi unisco alla loro commozione, ma il cuore è velato di mestizia per le migliaia di cani morti malamente, e mai vendicati, a Rieti e nei lager di tutt’Italia.

6 commenti:

  1. Purtroppo troppe volte il destino degli animali chiusi in gabbie troppo strette, senza condizioni igieniche e sanitarie adeguate e senza nessun tipo di sostegno affettivo vengono sottovalutate da chi se ne dovrebbe davvero preoccupare. Dovrebbe essere l'intera comunità a preoccuparsi, dovrebbe essere una questione etica e non solo "una cosa da animalisti" come purtroppo viene troppo spesso etichettata.

    RispondiElimina
  2. lasciamo perdere, è allucinante che chi riesce ad avere in gestione un canile o un gattile lo consideri poi fonte mera di guadagno senza vedere che all'interno ci sono esseri viventi.Voglio prendere il buono di questo articolo pensando alla liberazione di rieti..... "La civiltà di un popolo si vede da come questo tratta gli animali"...

    RispondiElimina
  3. Purtroppo è la logica dominante in tutti i settori, quella del profitto: se poi è a scapito dei più deboli, ancora meglio... così potranno protestare di meno.
    Triste triste triste. :(
    Saranno "solo animali", ma tutta questa faccenda (e la logica malata che ci sta dietro) dovrebbe comunque dar da riflettere anche a chi li considera "solo quello".
    Shunrei

    RispondiElimina
  4. Ci vorrebbero controlli molto molto severi su come vengono gestiti i canili e gattili dati in appalto.
    In molte persone, oltre ad una maggiore sensibilità e più amore per gli animali,ci vorrebbe un cuore nuovo ed una mente nuova!
    Ci vorrebbero molti volontari come quelli di Rieti e...la chiusura di tutti i canili lagher in Italia e nel mondo intero!

    RispondiElimina
  5. Ringrazio tutte, davvero. Quando penso alla condizione di tanti animali ho attimi di avvilimento profondo, poi cerco di pensare che oggi certe cose per lo meno si vengono a imparare (stiamo male per questo in effetti…), fino a poco tempo fa le cose andavano certamente peggio, ma nessuno sapeva niente e allora “occhio non vede, cuore non duole”… quindi dico: forza, non abbattiamoci e continuiamo a parlarne, a divulgare, a sensibilizzare… lo dobbiamo ai mille animali morti di stento, che nessuno vendicherà mai…

    RispondiElimina
  6. una "cerina"13 luglio 2011 16:34

    ho trovato solo ora e per caso questo articolo... una sola parola: GRAZIE.
    dai "tre cerini" iniziali, dai "cerini" che si sono aggiunti in seguito e... dai cani di rieti

    RispondiElimina