Nove volte su dieci, i post di fine anno si intitolano “l’anno che verrà”. Da questo dannato 2011 però ho appreso che è perfettamente inutile fare progetti: fatti strettamente personali (esborsi di denaro assolutamente imprevisti, e peraltro consistenti) ed avvenimenti pubblici (manovra Monti, segnatamente la parte che riguarda la previdenza…) mi hanno definitivamente convinto che far progetti è esercizio amaro di illusorie velleità. È la vita il bizzarro croupier delle nostre giocate. Certo, l’averlo definitivamente capito è un fatto importante: cercherò di farne tesoro per il resto dei miei giorni.
Non bisogna far progetti dunque, né coltivare desideri. Al massimo, si possono nutrire timide speranze: una grande gioia accompagnerà la loro eventuale, inattesa realizzazione.
Tutto ciò premesso, rileggo dentro me stessa le illusioni che ho dovuto congedare, e ringrazio la Vita per ciò che di prezioso ho comunque portato a casa:
*perde quota l’idea di trasferirci in campagna. MariaElisa andrà in pensione nel Duemilaemai, il carburante costa troppo, i miei genitori ormai manifestano il bisogno sempre più frequente di avermi “a portata di mano”
*tramonta definitivamente il progetto di mettere il riscaldamento nella casetta di Caira. Il viaggio mi è diventato pesante, la gestione dei mici non lascia molti spazi vacanzieri, l’aumento vertiginoso della benzina e dei pedaggi autostradali fanno il resto. A dirla tutta si fa anzi si fa più concreta l’ipotesi di venderla; ipotesi straziante: è la casa delle mie madri, il mio avamposto nell’amata Ciociaria, il pensiero di un altrove che mi consolava nei momenti difficili
*i miei, si diceva, hanno compiutamente effettuato il passaggio da “anziani” a “vecchi”. Grazie a Dio la salute sembra resistere, ma non c’è dubbio che la frase più ricorrente di questo 2011 sia stata “allora… ci pensi tu?”
*sul desiderio di accogliere un canetto bisognoso cala una pietra tombale. Non aggiungo altro, il nodo alla gola me lo impedisce
*d’ora in avanti mi risparmierò la fatica di andare a votare. È duro da ammettere, per una generazione come la mia che ha creduto nella partecipazione politica, ma anche liberatorio. Affaristi & faccendieri, fate pure quel che volete, tanto lo fate uguale, ma fatelo senza il mio avallo. Sono una persona pulita e dignitosa, per esempio vado a lavorare, io! e mi rifiuto di sporcarmi con voi.
Non bisogna far progetti dunque, né coltivare desideri. Al massimo, si possono nutrire timide speranze: una grande gioia accompagnerà la loro eventuale, inattesa realizzazione.
Tutto ciò premesso, rileggo dentro me stessa le illusioni che ho dovuto congedare, e ringrazio la Vita per ciò che di prezioso ho comunque portato a casa:
*perde quota l’idea di trasferirci in campagna. MariaElisa andrà in pensione nel Duemilaemai, il carburante costa troppo, i miei genitori ormai manifestano il bisogno sempre più frequente di avermi “a portata di mano”
*tramonta definitivamente il progetto di mettere il riscaldamento nella casetta di Caira. Il viaggio mi è diventato pesante, la gestione dei mici non lascia molti spazi vacanzieri, l’aumento vertiginoso della benzina e dei pedaggi autostradali fanno il resto. A dirla tutta si fa anzi si fa più concreta l’ipotesi di venderla; ipotesi straziante: è la casa delle mie madri, il mio avamposto nell’amata Ciociaria, il pensiero di un altrove che mi consolava nei momenti difficili
*i miei, si diceva, hanno compiutamente effettuato il passaggio da “anziani” a “vecchi”. Grazie a Dio la salute sembra resistere, ma non c’è dubbio che la frase più ricorrente di questo 2011 sia stata “allora… ci pensi tu?”
*sul desiderio di accogliere un canetto bisognoso cala una pietra tombale. Non aggiungo altro, il nodo alla gola me lo impedisce
*d’ora in avanti mi risparmierò la fatica di andare a votare. È duro da ammettere, per una generazione come la mia che ha creduto nella partecipazione politica, ma anche liberatorio. Affaristi & faccendieri, fate pure quel che volete, tanto lo fate uguale, ma fatelo senza il mio avallo. Sono una persona pulita e dignitosa, per esempio vado a lavorare, io! e mi rifiuto di sporcarmi con voi.
E tuttavia.
*mi sono abbastanza affinata nello studio del flauto. Al saggio dell’anno scorso ero ancora abbastanza esitante; quest’anno lo sento già completamente acquisito, al di là della tecnica che può sempre migliorare. In più di vent’anni di chitarra classica non avevo mai avuto questa sensazione di “padronanza”; è una novità che saluto con grande allegria, evidentemente anche a cinquant’anni si può ancora inaugurare uno spazio creativo
*e a proposito di spazi, il terrazzo-balcone ha trovato finalmente quell’assetto che cercavo invano da anni. Levatrice è stata Cristina, che meglio di altri ha saputo interpretare e mettere in pratica la “mia” idea di spazio verde
*sto vivendo una rigogliosa fioritura della spiritualità. Per me la dimensione spirituale è assolutamente irrinunciabile, ma nel tempo ho imparato altrettanto bene che essa è autentica solo quando nutrita da un autentico desiderio. Non esiste devozione, pratica religiosa, crescita dello Spirito che non nasca dal desiderio, e non c’è dubbio che il mio si fosse drasticamente appannato negli ultimi anni
*infine, la liberazione dalle velleità non è detto che sia un male. Diogene Laerzio si recava al mercato di Atene e commentava “guarda, guarda…. quante cose di cui non ho bisogno!”
Buon 2012 a tutti
*mi sono abbastanza affinata nello studio del flauto. Al saggio dell’anno scorso ero ancora abbastanza esitante; quest’anno lo sento già completamente acquisito, al di là della tecnica che può sempre migliorare. In più di vent’anni di chitarra classica non avevo mai avuto questa sensazione di “padronanza”; è una novità che saluto con grande allegria, evidentemente anche a cinquant’anni si può ancora inaugurare uno spazio creativo
*e a proposito di spazi, il terrazzo-balcone ha trovato finalmente quell’assetto che cercavo invano da anni. Levatrice è stata Cristina, che meglio di altri ha saputo interpretare e mettere in pratica la “mia” idea di spazio verde
*sto vivendo una rigogliosa fioritura della spiritualità. Per me la dimensione spirituale è assolutamente irrinunciabile, ma nel tempo ho imparato altrettanto bene che essa è autentica solo quando nutrita da un autentico desiderio. Non esiste devozione, pratica religiosa, crescita dello Spirito che non nasca dal desiderio, e non c’è dubbio che il mio si fosse drasticamente appannato negli ultimi anni
*infine, la liberazione dalle velleità non è detto che sia un male. Diogene Laerzio si recava al mercato di Atene e commentava “guarda, guarda…. quante cose di cui non ho bisogno!”


